L’australiana SafetyCulture cambia nome in Mitti mentre il fondatore Luke Anear estende la strategia da ispezioni e strumenti operativi all’assicurazione commerciale. La società privata valeva circa 2,5 miliardi di dollari australiani nell’ultimo grande round. Anear punta a miliardi annui in assicurazioni, software e consumabili: un’ambizione, non una guidance formale.
Anear è tornato amministratore delegato nel febbraio 2026 dopo circa dodici mesi di Kelly Vohs. La direzione voleva una presenza stabile nella sede di Surry Hills a Sydney. Il ritorno coincide con un periodo in cui l’IA generativa ha cambiato concretamente velocità e portata dello sviluppo.
La società afferma che l’IA scrive circa il 90% del codice e che la quota potrebbe arrivare al 100%. Anear lega l’accelerazione a Opus 4.6 di Anthropic, capace di elaborare grandi basi e file complessi. Mitti dice di evitare licenziamenti diffusi spostando gli ingegneri verso giudizio di prodotto, clienti e architettura.
Mitti sviluppa anche modelli propri e acquista chip e server. La visione artificiale potrà rilevare in tempo reale un rischio di inciampo o un sollevamento scorretto, avvisare il lavoratore e suggerire formazione. Altri sistemi tracciano al grammo ingredienti dei ristoranti durante la vendita.
Il nuovo nome viene dal marchio assicurativo creato originariamente con QBE. Nel 2023 SafetyCulture ha acquistato il restante 50% di QBE ottenendo il controllo. L’attività è autorizzata in 51 Stati e giurisdizioni USA, ma sottoscrive oggi in dieci Stati del Midwest: portata normativa e operatività sono diverse.
Anear sostiene che quindici anni di ispezioni e quattro miliardi di immagini possano migliorare selezione e prevenzione del rischio. Cita un mercato assicurativo globale da 7.500 miliardi di dollari, 2.500 nei danni. La dimensione non stabilisce la quota raggiungibile o la redditività tecnica.
L’analisi del portafoglio Mitti indica costi dei sinistri inferiori del 19% e loss ratio migliore del 9% per chi usa la piattaforma. Trippas White Group ha ridotto i sinistri fino al 35% in alcune aree. Sono risultati interni e del cliente, non garanzia indipendente per il settore.
La scommessa è che il software preventivo migliori la sottoscrizione, non che i dati rendano solo le polizze più economiche. Servono autorizzazioni, disciplina tariffaria, storico perdite, sicurezza dei dati e integrazione fra software, formazione, consumabili e copertura. Il nome fissa la direzione, non prova ancora il risultato miliardario.