NatWest ha fornito fino a 250 milioni di sterline a Castor Financing, veicolo che acquistava prestiti originati e gestiti da Amplifi Capital prima dell'insolvenza del giugno 2026. Amplifi indicava 119 milioni di sterline di attivi negli ultimi conti, ma non è stato stabilito quanto NatWest possa ancora vantare verso l'impresa o soggetti collegati.
Amplifi nacque nel 2013 come piccolo finanziatore delle cooperative di credito e nel 2022 entrò nei prestiti personali non garantiti con Reevo. I tassi variavano dal 23% al 50%, in un segmento dove qualità creditizia, costo dei fondi e norme a tutela del consumatore possono cambiare rapidamente la redditività.
La struttura crebbe con l'attività. Nel settembre 2023 Amplifi annunciò un magazzino di cartolarizzazione da 100 milioni di sterline con NatWest e cedette prestiti a Castor, che emise titoli garantiti dai crediti. Nel marzo 2025 la linea Classe A salì a 250 milioni con NatWest come titolare; M&G deteneva fino a 56 milioni di Classe B.
L'attrattiva per le banche deriva in parte dal capitale. Finanziare un operatore non bancario tramite cartolarizzazione può richiedere un onere del 20%, contro il 100% per prestiti diretti ai suoi clienti. Analisi di settore stimano che la struttura possa triplicare il rendimento del capitale, spiegandone la diffusione.
Questa efficienza separa però la banca dal debitore finale e può rendere meno visibili le perdite prima del default. Il portafoglio di credito alle imprese di NatWest vale circa 160 miliardi di sterline: Castor è limitata rispetto al gruppo, ma i documenti non indicano saldo, recupero delle garanzie o svalutazione attesa.
I conti di Amplifi si erano già indeboliti. La società passò da 5,5 milioni di utile a 100.000 sterline di perdita nell'esercizio chiuso a marzo 2024, faticò dopo le regole britanniche del luglio 2023 e dipese troppo da cooperative in deterioramento. M&G differì gli interessi mentre l'azienda cercava una soluzione.
Il caso segue il fallimento di Market Financial Solutions, debitrice per 1,8 miliardi di sterline, che ha esposto Barclays e HSBC. Gli attivi delle banche europee collegati alla finanza non bancaria hanno raggiunto l'11% a fine 2025, dal 6% circa di dieci anni prima. I regolatori non parlano di crisi generale, ma vedono aree vulnerabili e poco trasparenti.
Le prossime risposte arriveranno dall'insolvenza e dai bilanci: recupero del portafoglio Castor, priorità e perdite delle Classi A e B, e accantonamento di NatWest. La questione normativa è se il beneficio patrimoniale sia accompagnato da sufficiente trasparenza sul rischio che resta nel sistema bancario.