I ministri britannici hanno commissionato due studi dettagliati sulla governance del franchising per valutare se serva una nuova legge. Si tratta di una fase di raccolta delle prove e non introduce regole da sola.
Il Dipartimento per le Imprese e il Commercio lavora con la British Franchise Association sul mercato nazionale. Ha inoltre incaricato il Centre for Economic Policy Research di esaminare i modelli regolatori adottati all’estero.
I due rapporti informeranno la valutazione su come tutelare gli affiliati senza imporre oneri inutili alle piccole imprese. Lord Leong, nominato ministro per le piccole imprese a luglio, ha ora il franchising nel proprio portafoglio.
La revisione segue una promessa di gennaio del primo ministro Keir Starmer legata al caso Adrian Howe. L’ex dipendente Vodafone accettò una franchigia nel 2018 e fu trovato annegato pochi giorni prima dell’apertura; i parenti dissero che temeva un disastro finanziario.
La morte di Howe non va ridotta a un’unica causa asserita. Gli specialisti sottolineano che il suicidio è generalmente complesso e può avere vari fattori, mentre le affermazioni sulle pressioni restano accuse, non conclusioni provate contro Vodafone.
Un altro gruppo di 62 ex affiliati Vodafone presentò nel 2024 un’azione all’Alta Corte per arricchimento ingiusto. Vodafone chiuse riservatamente il caso nel luglio 2026 senza ammettere responsabilità; Howe non era ricorrente.
La famiglia Howe continua a chiedere una “legge Adrian” sul franchising. Gli attivisti sostengono che i contratti possono trattare piccole aziende come pari di grandi gruppi nonostante un forte squilibrio nel potere negoziale.
Vodafone respinge l’idea di pressioni indebite, indica una rete di oltre 350 negozi e dice che molti partner si sono ampliati. Gli studi dovranno distinguere smentite, cause risolte ed esperienze riferite dalle future conclusioni politiche.