Il petrolio è balzato di oltre 3 dollari al barile all’apertura di lunedì dopo nuovi attacchi in Arabia Saudita e contro navi nel Golfo. Il Brent è salito di 3,62 dollari, pari al 3,46%, a 108,23 dollari e il West Texas Intermediate di 3,15 dollari, pari al 3,15%, a 103,20 dollari nel movimento iniziale.
Le quotazioni d’apertura non sono state il risultato finale. Entrambi i riferimenti hanno guadagnato quasi il 5% durante la seduta, cedendo poi parte del rialzo dopo che il presidente Donald Trump ha detto che l’Iran voleva un accordo con Washington. Il Brent ha chiuso in rialzo dell’1% a 105,68 dollari e il WTI dell’1,3% a 101,39.
I media statali sauditi hanno diffuso immagini di danni ad abitazioni e a una moschea nella provincia meridionale di Jazan, attribuiti a un attacco houthi. Gli houthi hanno inoltre affermato di aver colpito una base militare saudita in una provincia vicina. Queste descrizioni restavano rivendicazioni delle parti.
Il rischio marittimo è aumentato nello stesso momento. L’agenzia britannica per le operazioni commerciali marittime ha detto che una nave nello stretto di Hormuz è stata colpita da un proiettile, ha preso fuoco e ha richiesto l’evacuazione dell’equipaggio. L’Iran ha separatamente riferito un morto e quattro feriti su una propria nave commerciale colpita al largo.
Gli incidenti sono seguiti alla chiusura dell’oleodotto Est-Ovest saudita dopo un attacco con drone indicato come proveniente dall’Iraq. La rotta è strategica perché porta il greggio verso il mar Rosso e può ridurre la dipendenza dallo stretto di Hormuz.
Un incontro previsto in Oman tra Iran e Stati arabi del Golfo per discutere dello stretto è stato rinviato. Il ritardo ha eliminato un possibile segnale diplomatico immediato, senza determinare se i colloqui riprenderanno o se l’accesso marittimo migliorerà.
La seduta ha mostrato la differenza tra rischio dei titoli e prezzo finale. Il salto iniziale sopra 108 dollari rifletteva paura immediata, mentre la chiusura inferiore incorporava commenti diplomatici successivi. Nessuno dei due prezzi misura da solo il volume reale di greggio indisponibile.
La prossima direzione dipenderà dall’oleodotto Est-Ovest, dalle interruzioni navali verificate e dalla riprogrammazione dei negoziati. Finché queste variabili non saranno più chiare, il premio petrolifero riflette logistica minacciata e incertezza, non una perdita permanente di offerta già confermata.