Un disegno di legge americano a lungo rinviato per ridurre le entrate che finanziano la guerra russa in Ucraina è a rischio perché il suo strumento più incisivo è anche il più divisivo. Il testo del Senato, promosso per oltre un anno dal defunto senatore Lindsey Graham, unisce sanzioni contro funzionari russi al potere per Donald Trump di imporre ampi dazi secondari a paesi terzi.
La misura autorizzerebbe dazi del 100% sui cinque maggiori importatori di petrolio o gas russi e sui cinque principali paesi che l’amministrazione riterrà facilitatori dell’elusione. Il testo non li nomina, ma Cina e India sarebbero probabilmente esposte, insieme forse ad alcuni paesi europei e al Giappone. I dazi potrebbero colpire tutti i beni del paese, non solo le operazioni energetiche russe.
Il potere tariffario è diventato più importante dopo che la Corte Suprema ha annullato a febbraio i precedenti dazi “reciproci” di Trump, compresi tra il 10% e il 50%. L’amministrazione cerca nuove basi legali. Il testo permetterebbe inoltre al presidente di sospendere le sanzioni russe per ragioni di sicurezza nazionale non precisate, discrezionalità che preoccupa i democratici favorevoli all’Ucraina.
Il sostegno di Trump è arrivato con un’altra estensione: cinque anni in più per le sanzioni statunitensi ai settori energetico e militare iraniani, introdotte nel 1996 e in scadenza. Il presidente ha poi chiesto dazi anche sull’Iran, sebbene il commercio diretto sia minimo. Unire Russia, Iran e autorità commerciale amplia la coalizione necessaria, ma moltiplica anche i possibili punti di rottura.
Il Senato ha fatto avanzare la misura con forti voti procedurali bipartisan e i sostenitori hanno presentato il testo rinominato come omaggio a Graham, morto a luglio. Il voto finale potrebbe arrivare prima della pausa. La fase più difficile sarà alla Camera, in sospensione fino al 31 agosto, dove democratici di vertice e repubblicani scettici sui dazi hanno già segnalato opposizione.
Il senatore Ron Wyden e il deputato Richard Neal, principali democratici nelle commissioni commercio, sostengono più pressione sugli acquirenti di energia russa ma temono dazi e inflazione maggiori. Il disagio esiste anche tra i repubblicani. Rand Paul, unico repubblicano contrario al primo voto procedurale, prepara un emendamento per limitare il potere, mentre altri cercano esenzioni per specifiche importazioni.
Il rischio esterno è penalizzare paesi che già cooperano con Washington. Più di 40 nazioni hanno aderito alla coalizione di sanzioni dopo l’invasione, ma alcune importano energia russa o potrebbero essere accusate di facilitare l’elusione. Una scadenza a cinque anni limita il potere sulla carta; i critici avvertono però che i presidenti raramente restituiscono prerogative e che dazi generalizzati possono sconvolgere intere relazioni bilaterali.
L’ambasciatrice ucraina a Washington, Olha Stefanishyna, ha chiesto un’azione prima dell’inverno e avvertito che la disputa sui dazi non deve sostituire l’obiettivo della legge. L’urgenza incontra ora elezioni, resistenza della Camera ed emendamenti. I voti del Senato mostrano ampio sostegno a colpire le entrate russe; la capacità del Congresso di separare tale obiettivo da un potere tariffario presidenziale aperto deciderà se il testo diventerà legge.