Il Brasile ha chiesto formalmente consultazioni con gli Stati Uniti nel sistema di risoluzione delle controversie dell'Organizzazione mondiale del commercio, contestando i dazi introdotti a luglio dall'amministrazione Trump. Il caso riguarda un'aliquota del 25% su alcuni beni brasiliani e un prelievo fino al 12,5% legato alle accuse sul lavoro forzato.
L'esposizione complessiva è rilevante anche se non copre tutte le spedizioni. Il governo stima che il 23,1% delle esportazioni brasiliane negli Stati Uniti sia colpito e che il 16,5% affronti un'aliquota combinata del 37,5%. Le cifre delimitano il costo immediato per esportatori, importatori e filiere.
Il ministero degli Esteri brasiliano considera le misure ingiustificate e incompatibili con gli obblighi USA nel GATT del 1994 e nell'Intesa sulla risoluzione delle controversie. Brasília contesta quindi sia il trattamento tariffario sia la base giuridica scelta da Washington.
La richiesta di consultazioni è la fase iniziale, non una sentenza contro gli Stati Uniti. Consente ai governi di scambiare posizioni e cercare un accordo. Se il confronto non risolve il caso nei tempi del WTO, il Brasile potrà chiedere un panel.
Il percorso legale è più lungo dello shock commerciale. Le imprese devono assorbire, trasferire o aggirare i dazi mentre i governi ne discutono la legalità. Una vittoria non compenserebbe automaticamente gli affari persi, e ricorsi o dispute sull'adempimento possono ritardare l'esito.
Il governo di Luiz Inácio Lula da Silva aveva annunciato il ricorso al WTO e adottato una risposta simile contro una precedente tornata di tariffe Trump, poi annullata dalla Corte suprema americana. La nuova richiesta richiede però un esame distinto perché coinvolge un altro pacchetto e nuove motivazioni.
La disputa coincide con l'accelerazione della diversificazione commerciale brasiliana tramite Mercosur e relazioni bilaterali. Queste iniziative non sostituiscono subito un mercato chiave, ma riducono la dipendenza da una destinazione e sostengono regole multilaterali contro sanzioni unilaterali.
I prossimi passaggi sono precisi: Washington dovrà partecipare alle consultazioni, le parti valuteranno un adeguamento negoziato e il Brasile deciderà sull'eventuale panel. Per le imprese contano la durata del 37,5%, i prodotti coperti e ogni azione bilaterale o giudiziaria che possa cambiare il dazio prima della conclusione.