BP ha aperto un processo formale per vendere il business petrolifero e del gas nel Mare del Nord britannico, avanzando la revisione guidata da Meg O’Neill. Le stime indicano circa 2 miliardi di dollari, mentre Rystad Energy valuta il portafoglio 2,6 miliardi su base risked.
È un processo di mercato, non una cessione conclusa. Prezzo e struttura dipenderanno da offerte, perimetro, autorizzazioni e ripartizione degli obblighi di smantellamento. Questi passivi cambiano il valore perché l’acquirente eredita campi maturi e costi futuri di rimozione.
BP opera nel bacino da oltre sei decenni e gestisce cinque poli, incluso Clair, il maggiore campo della piattaforma britannica. Il business produceva circa 117.000 barili equivalenti al giorno, il 5% dei 2,3 milioni globali di BP.
La società ha separatamente accettato di vendere Culzean, riducendo la produzione britannica di 25.000 boed. Manterrà carburante aviazione, stazioni, trading e sede londinese; l’uscita riguarda l’upstream, non tutta la presenza nel Regno Unito.
L’economia del bacino maturo è difficile. Rystad stima costi 2026 di 25,20 dollari per boe contro 10,60 globali. La produzione è scesa da 4,5 milioni a circa un milione di boed da inizio secolo, mentre variazioni fiscali e politiche hanno indebolito la fiducia.
I probabili acquirenti sono operatori capaci di condividere infrastrutture e assorbire passivi: NEO NEXT+ legata a Total, Adura di Shell ed Equinor e Ithaca Energy. Un produttore vicino può creare più valore con strutture e squadre comuni.
Per BP, la vendita sostiene riduzione del debito e focus su Stati Uniti e Brasile. Da aprile O’Neill ha ridotto l’organizzazione da tre segmenti a upstream e downstream, e il gruppo ha comunicato il taglio di 700 posti.
Offerte, sorte di 1.100 dipendenti e trasferimento degli obblighi saranno le prossime prove. I prezzi energetici aiutano il venditore, ma 2 miliardi non è un prezzo firmato. Fino a un accordo, l’uscita resta un processo, non una transazione chiusa.