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Le Borse del Golfo arretrano mentre sfumano le speranze di un accordo tra Stati Uniti e Iran

La maggior parte degli indici del Golfo ha chiuso in calo con l’indebolimento delle attese diplomatiche, mentre Oman e alcuni titoli marittimi hanno resistito, mostrando una forte dispersione.

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I mercati azionari del Golfo hanno chiuso prevalentemente in calo l’11 agosto, poiché gli investitori hanno ridotto l’esposizione al rischio regionale dopo l’indebolimento delle prospettive di un accordo tra Stati Uniti e Iran. La flessione ha coinvolto Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Bahrein e Kuwait, ma non è stata uniforme: Oman è salito e una grande società marittima di Abu Dhabi è avanzata nettamente grazie alle proprie previsioni.

L’indice saudita ha ceduto lo 0,1% a 10.833 punti, Abu Dhabi ha perso lo 0,8% a 10.008 e Dubai lo 0,4% a 5.880. Anche il Qatar è sceso dello 0,8% a 10.018, il Kuwait dello 0,3% e il Bahrein dello 0,1%. Oman ha guadagnato lo 0,5% a 7.467, mentre l’EGX30 egiziano, fuori dal Golfo, è arretrato dello 0,1% a 54.829.

La pressione comune derivava dal venir meno dell’ottimismo sulla possibilità che Washington e Teheran concordassero condizioni capaci di porre fine al conflitto e ripristinare pienamente il traffico nello Stretto di Hormuz. Il clima è peggiorato quando il presidente statunitense Donald Trump ha chiesto un risarcimento per perdite americane legate a guerre, attacchi e proteste precedenti, aggiungendo un’altra condizione controversa a un percorso diplomatico già difficile.

A Riad, Saudi Arabian Mining Company ha perso l’1,2% e Saudi Aramco lo 0,1%. Aramco ha rinviato al 30 agosto il riavvio della raffineria di Jazan, da 400.000 barili al giorno, dopo che gli Houthi dello Yemen hanno affermato di aver attaccato l’impianto. Il rinvio ha collegato la reazione azionaria a un’interruzione operativa precisa e non soltanto ai titoli geopolitici.

I future sul Brent cedevano 21 centesimi, pari allo 0,24%, a 87,51 dollari al barile alle 11:38 GMT. Il calo moderato non indicava la scomparsa del rischio sull’offerta: le azioni regionali prezzavano diplomazia incerta, raffinazione interrotta ed esposizione marittima. La stessa instabilità può sostenere i noli e contemporaneamente indebolire banche, produttori energetici e propensione locale al rischio.

La flessione di Dubai è stata guidata dal calo del 2,4% di Emirates NBD, principale banca del mercato. Abu Dhabi ha risentito della perdita dello 0,6% di ADNOC Gas, le cui vendite sono state colpite dalle interruzioni dei flussi energetici regionali. I due movimenti hanno mostrato come l’incertezza si trasmetta sia ai finanziari sia alle imprese direttamente esposte alla produzione e all’esportazione di gas.

ADNOC Logistics & Services si è mossa in direzione opposta, salendo del 3,6% dopo aver alzato per la terza volta le previsioni di utile 2026. La società aveva comunicato un aumento del 300% dell’utile trimestrale, sostenuto da tariffe di noleggio più elevate e attività operative record. Il rialzo ha dimostrato che i benefici di cassa legati alla scarsità di capacità marittima possono superare lo sconto regionale generale.

Qatar National Bank ha perso l’1,2%, contribuendo al calo dell’indice nazionale, mentre le blue chip egiziane hanno registrato una perdita soltanto marginale. Le prossime verifiche sono concrete: accordi di navigazione applicabili prodotti dalla diplomazia, riavvio di Jazan alla data rivista e capacità dei ricavi da nolo di compensare i danni altrove nella catena energetica. Fino ad allora, gli indici potranno nascondere grandi differenze tra banche, produttori e operatori logistici.