Il petrolio è tornato leggermente positivo dopo un calo, mentre gli operatori pesavano diplomazia a Teheran, nuovi attacchi e flussi limitati. Alle 09:18 GMT il Brent guadagnava 45 centesimi a 116,26 dollari e il WTI 40 centesimi a 102,16.
Entrambi avevano perso circa l’1% in precedenza, mostrando la rapida reazione alle notizie politiche e di sicurezza. Sono quotazioni intraday, non regolamenti finali né prova di direzione duratura.
Arabia Saudita, Turchia e Pakistan hanno incontrato l’Iran e accettato di continuare colloqui su pace e sicurezza. Ciò alimentava speranze USA-Iran, ma proseguire il dialogo non è cessate il fuoco o accordo sull’offerta.
Il rischio restava alto dopo nuovi attacchi houthi all’Arabia Saudita. L’Iran era anche accusato di colpire petroliere vicino a Hormuz. Ottobre è stato il mese peggiore per la navigazione commerciale dal 2017.
Gli indicatori fisici rafforzavano i timori. L’export del Golfo calava per la quarta settimana e i flussi di Hormuz erano circa il 60% del normale. Le scorte di distillati erano quasi il 5% sotto la media quinquennale.
Il Brent aveva superato 117 dollari la settimana precedente, massimo da aprile, e toccato il livello lunedì. Il prezzo rifletteva vincoli e premio per escalation, non solo perdite confermate in un impianto.
Gli investitori guardavano anche le elezioni israeliane per possibili effetti sulla politica estera o commerciale. Il risultato cambia le aspettative, non immediatamente l’export senza decisioni successive.
Servono dati su navi, export, danni, scorte e diplomazia. Il recupero mostra il conflitto tra speranza e scarsi margini, senza garantire successo dei colloqui o disservizi più profondi.